domenica 1 gennaio 2006
ammMMMMOOOOooooooreeeee
In virtù di secoli di diatribe sul concetto di amore, mi sono convinto del fatto che esso sia una sorta di religione, un credo a cui votarsi o di cui farsi più o meno fedeli sudditi.
Personalmente (ma comunque superficialmente) parlando, io mi reputo un ateo di tale credo, soprattutto perché non trovo confini (o tracce di essi) per poter affermare che esista una parte di me con una vocazione a quel volere o dovere.
Se mi cimento a spiegazzare le pagine contenenti i posti su cui viene impunemente appoggiato e dove sta impressa tale parola, facendo un riepilogo di ciò che trovo sintetizzo in: “tutto ciò che esiste e tutto ciò che non esiste ancora, in tutti gli aspetti immaginati ed in quelli ancora inimmaginabili, più tutto il contrario di ciò appena affermato”.
D’altro canto, poi a questa espressione (che metto come esponente) aggiungo altri due parametri:
il denominatore fisico ed il denominatore morale, e noto che a prescindere dei valori in gioco, in un determinato contesto trovo quasi sempre entrambi i due denominatori, ma inversamente (e non per forza proporzionalmente) presenti: con ciò intendo dire che una cosa spiritualmente assodata ha la sua fisicità frequentemente dissociata, e viceversa.
Tutti quelli che hanno il proprio Dio Cupido dentro sè, sono figli della religione amore, ma il figlio di tale religione è diverso da persona a persona, quindi non esiste, quindi non esiste l’amore (please don’t tell me about “le sfaccettature dell’amore”).
Io preferisco parlare solo di reciproco allargamento dei confini spirito-fisici ad un altra persona (nel mio caso di sesso opposto, ma come evidente non sempre è così, eppur sempre amore è chiamato), che arriva ad includerla globalmente (con i suoi pregi ed i suoi difetti) dentro ed in maniera equiparata a me stesso.
Comunque… basta, mi sono rotto.
il tempo
SSSSSSSSSSSSHHHHHHHHHHHsssssssssssssssshhhhhhhhhhh, fermati, ascolta!!!!!!!!!
lo senti ????? sssssshhhh, eccolo lo senti?
NON RISPONDERE!!, ASCOLTA!!
SSSSssshhhh! Eccolo lo senti, arriva su piedi di ballerina, ma è titanico, sssshhh.
ECCERTO CHE NON LO RIESCI A VEDERE, C’E’ TROPPA LUCE…. IL TEMPO LO SI PUO’ VEDERE APPENA APPENA DI NOTTE, QUANDO E’ TUTTO BUIO, SUI MONTI, SOPRATTUTTO NEI GIORNI IN CUI LA LUNA NON C’E’.
solo allora lo vedi un pochetto, lo senti un pochettino…, ma solo se stai zitto e fermo…., il tempo…., il tempo…., ssshhhh.
Altro che tic e tac, altro che fretta, altro che non ho tempo, ho un sacco di cose da fare, il tempo è l e n t i s s i m o…, issimo, issimo, imo.
Si muove appena…, inesorabile…, arriva piano, ti circonda, come la brina all’alba, neanche te ne accorgi, ma se attorno è buio e silenzioso, e se tu ti fermi un attimo, percepisci la sua voce, moooolto ppiiaannoo,, ssccaannddiissccee ooggnnii lleetteerraa,, ee nn oo nn uu rr ll aa MAI!!!!!!!!!! AAAAAAAAAAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHahahahahaaaahhhhh aa hh ah a h a h h …., il tempo sussurra, anzi rimugina, come un coro di mille suore che recitano il rosario masticando le parole…., e tutte da sole e tutte assieme, dentro una chiesa immensa, il tempo sopra le loro teste, appena al di sotto della cupola, si sofferma un attimo, guarda, sorride e poi riparte, col suo ghigno beffardo, col suo passo stanco, ma inarrestabilmente ed inesorabilmente costante, ante, ante, ante, nte, te e e e e e e ….
Si nasconde dietro le foto, dietro gli scritti, e si diverte a giocare con i ricordi, li cambia, ci si trastulla, a volte li inverte, come un bambino ebete, ma solo perché lui sa TUTTO!!!!!, e siccome il tutto è moooooooollllllto pesante, con qualcosa si deve pure distrarre, no? AAAAAAAAAHHHHHHHaaaaaaaahhhhahahahahahhaha ah ah aa a hh h h h …., ssssssshhhh, lo senti il vento tra le foglie ed i rami, è qui per controllare….
E’ qui per controllare se qualcheduno sta ad osservare il tempo…..
URLA URLA, URLA, URLAAAAAAAAAAA, SE NO CI SCOPRE, URLAAAAAAAAAAAAA AHAHAHAHA, ecco ssssssshhhh, è passato, lui si, ma il tempo no, scorre ancora, sui suoi piedi leggiadri di ballerina che reggono un corpo AAAAAAAAHAHAHAH corpo AAAAAAAHAHAHAH, M A S T O D O N T I C O , ……., sssshhhh.
Dai andiamo in alto, su su dai, lo vedi adesso, li?, quelle?, ecco, quelle sono le sue fauci, si quelle cose li, quelle nuvole immense non sono altro che alcune delle sue bocche, eh si fa freddo qua, oggi noi ci passiamo dentro, ma poi usciamo, ma un giorno ci fermeremo anche noi qua. AAAAAAHAHAHAHAH!!!!!!!!.,
il tempo…. E TU STAI LI CON QUELLA COSA AL POLSO, CON LE LANCETTE , QUELL’ALTRA APPESA AL MURO, COI NUMERETTI…….,
il tempo lo vedi solo di notte e nel buio e nel silenzio più totale……., solo li ti rendi conto di quanto è lento, immenso, m o s t r u o s o, T E RR RR IIIIII FFF IIII CCCC AAAA NNNNN TTTTTT EEEEEEEE, e quando lo vedi ti viene voglia di fare qualsiasi cosa, purdinonaccorgertichestaavanzandoancheversoditeeeeeeeee e e eeh ehe eheh EEEEHEEEHHHHHAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHAhahahahaaa aaah ha ha ah a h h h h ssssssssshhhhh, purtroppo…., è inutile che scappi…., lui ti avvolge in ogni direzione, tu sei una minuscola particella, un plancton, sulla scia delle sue immense branchie…. AHHAAhahahaaa, e no, non dire che sono pazzo, il pazzo sei tu che non ti sei fermato neanche un attimo al buio, mai!
Ma EMOK dove è?, scusate devo andare, non vedo più EMOK…., EMOKKKKKK
era una sera
Era una sera molto tardi e assai pesava l’ARIA,
c’era puzzo di bruciato, e c’era pure un motore in avARIA,
e anche chi pilotava non era di certo soBRIA,
per cui in sto contesto, tutta la stanza mi sembrava alquanto BUIA.
Poi sento uscire fuori qualcuno che abBAIA,
non ci posso credere, sono io con la mia dolce/barbara GAIA,
quest’ultima ora imbracciato ha una grossa paGAIA,
chissà ndo l’ha presa, soprattutto, l’ha rubata oppure paGATA?
E quantunque non ci creda, ecco guardo chi la sua pazienza ha vioLATA,
io, cioè me, avrò commesso di sicuro una mossa erRATA,
quanto poi mi costerà sta braVATA?,
vuoi contanti o mi permetti il mutuo con la RATA.
Gaia credi, io di te sono gRATO e di me so che non son bRUTO,
si è vero, a volte dalla mia bocca scappa pure un RUTTO,
ma se tu valuti il complesso del soggETTO,
aspetta almeno un poco per radicare il riGETTO.
In testa io adesso non ho alcun proGETTO,
ed inoltre non è il momento per ribadire alcun conCETTO,
ma se posso dirigere un piccolo conCERTO,
non buttare al vento tutto, almeno non per un solo sonetto un po’ inCERTO.
Spero tanto leggi ste righe in un attimo non nero pESTO,
e capisca così quanto ci tenga io a non creare un disSESTO,
perché se sui rami del reciproco piacere si può fare un inNESTO,
non lo concedo alle distrazioni, di distruggere ciò che è oNESTO.
immagini indotte
Cerco vedo immagini-indotte da sfumate realtà evolversi incerte precipitare nell’ipotetico sul sentiero di fughe la porta socchiude la luce riaffioca puzza d’aria rancida e stantia bisogno di uscire nessuna indicazione il bivio è in circolo i cunicoli troppo lunghi e ciechi le vie senza nome il mal di stomaco il cerchio alla testa il dubbio di notte la certezza di giorno tutto farfulla tutto sfarfalla, tutto rifrulla tutto ribolle niente affiora il vortice scende tira giù velocità velocità giro gira tocca il fondo si disperde si rimpasta alghe su rocce sabbia sui fondi urla negli abissi tutto si acquieta su relitti di navi affondate da mille anni alle quali i valzer fanno ancora da sottofondo e ricordano ancora antichi fasti ed epiche imprese in attesa che ripassi l’onda turbinea deflusso di saliva di bocca mai sazia dai denti schiacciasassi che tutto triturano tutto masticano tutto ingoiano tutto corrodono tutto disgregano tutto rigettano sotto veste di materia impalpabile, schegge di pensieri, pensieri spezzettati di un cervello infranto dai confini non ancora ben definiti che non cerca cosa non è e non vede cosa è: im-ma-gi-ni-in-dot-te
a volte credo di pensare
Certo che a volte PENSO,
che se affianco all’oro ci fosse più inCENSO,
tutto forse non sarebbe relativamente a se stesso più inTENSO,
ma avrebbe per lo meno un po’ più di SENSO.
Alla volontà di fare un bel po’ di SESSO,
ho rimpiazzato con una caterba di sedute al CESSO,
ma senza fondo ho trovato questo CESTO,
dove all’infinito aborro il ripetere di questo GESTO,
mi sa che preferisco farmi due trenette al PESTO.
Manco a dire che se poi mi girano e trovo POSTO,
(e comunque non c’ho più voglia della solita PASTA),
mi fermo un attimo e cerco un nuovo modo di far il PASTO,
e se ci rimane il tempo certo poi leggerò La POSTA,
sperando solo di non trovarla così TOSTA.
Sai che dico: io non sono affatto un tipo TOSTO,
e nell’esaltare come nel romantico non mi interessa sprecare TESTO,
forse un po’ vacua nella conquista è la mia TESTA,
che non riesce a sforzarsi per poi godere di una FESTA.
Non si tratta di una scelta MESTA,
so infatti che non basta io trovi qualcosa che mi DESTA,
se l’altra parte spreca, io vedo solo ciò che RESTA,
e alla fine può darsi anche io butto tutto dalla fiNESTRA.
Non mi accontento infatti di una insipida miNESTRA,
e non ho voglia di lottare come quelli che vedo vanno in paLESTRA,
soprattutto non minaccio mai con una baLESTRA,
il mio cercare non è di quelli che moLESTA.
Io in tutto ciò che faccio non mi do per niente del moDESTO,
e se non insisto più per nessuno e in nessun conTESTO,
credo che per esser qualcosa non devo per forza creare il bel preTESTO,
insomma, a farmi tirare per il guinzaglio io mi deTESTO.
Se in questi giorni io sto a qualcuno più atTENTO,
io mi ricordo che alla fine mi stufo nel continuare a fare il TONTO,
e se comunque ti dico che forse non mi aspetto TANTO,
a mio modo so per certo di esser quasi un SANTO.
Non scorger sonetti dove non c’è CANTO,
se con uno specchio voglio guardarmi io di me mi VANTO,
e del sottoscritto non getto nulla o quasi al VENTO,
perché sono sicuro che poi un domani io me ne PENTO.
Certo che a volte PENSO,
che se affianco all’oro ci fosse più inCENSO
Dedica deli-dedicata
C’erano una volta campi di grano laggiù,
laggiù in fondo dove adesso malvolentieri volgo lo sguardo,
e mi ricordo le giornate passate in quei campi,
a rincorrere gli uccelli e a giocar con gli spaventapasseri.
Poi un giorno arrivò una persona vestita strana,
con un abito scuro, un sorriso accondiscendente, un fare concreto
e mi diceva di essere amico… e io lo accolsi come amico.
Oggi il grano non c’è più, lo spaventapasseri nemmeno,
solo un poco di casette ed un enorme ciminiera,
che lascia attonito l’olfatto anche da qui lontano.
Sono andato via, sono stato mandato via, e ora non mi rimane molto in mano,
se non un grande
Non ci sono braccia aperte oltre la strada,
non ci sono sorrisi spontanei che mi circondino,
ma solo occhi accondiscendenti e falsi di compassione.
'na pulzella gaia
Distesa un giorno in una BAIA,
vidi rilassarsi (ma non troppo) una pulzella GAIA,
che comunque faceva a GARA,
a “chi metto mo’ dentro una BARA”.
Se soffiasse qua la BORA,
esclamerei senz’alcun dubbio “chi è sta MORA”,
ma col cervello non del tutto del non MONA,
mi limito a dì “da ‘ndo sbuca mo’ sta BONA”.
State calmi e state BONI,
e soprattutto smorzate in fretta un po’ li TONI,
impongo ai sensi che già sbuffano da TORI,
d’asciugasse er sudore che je gronda da li PORI.
Senza affanno sono certo: sto alquanto un po’ de’ FORI,
ma in testa ormai alzati, se so’ i primi grevi CORI,
e se te dico che m’han svegliato er pupo CORE,
dicetecelo voi se tutto ciò nun se po’ chiamà ammmMORE .
Se una via indicò er MOSE’,
io m’improvviso el miguel BOSE’,
e se d’aspetto non so proprio un BOVE,
te sviolino che assomiglio al raul BOVA.
Zitta zitta la gallina er pollo COVA,
mentre la gatta quatta quatta nella sabbia appresso sCAVA,
olè, creasse quest’ultima un po’ na TANA,
di tutto ciò non ne esca però una fRANA.
Certo è vero, è meglio tirà un po’ er fRENO,
che nun se sa mai dove va a finir sto tRENO,
e sai che faccio io mo’ de sto terRENO,
getto lesto al vento tutto er gRANO,
e se le cose non son poi alquanto stRANE,
vedrai che alla fine qua troverai lo stesso del buon PANE.
Non sarà dolce certo come quello di un bel CANE,
che ti erige “a mo’ di CASE”,
ma sai che penso io un po’ di tutte ste COSE?
“muta e zitta! Suvvia allarga un po’ le tu C****E…”.
Dedica-indelicata (a me stesso ed al mio labirinto)
scusa tanto l'arroganza e l'indiscrezione, ma se mi posso permettere, io in genere do abbastanza peso alle parole, anche quando hanno poco senso, ed inoltre quando c'ho qualcosa da dire, prima o poi lo dico, basta aspettare che la pentola si scoperchi da sola....
oltretutto devo ammettere che il soggetto in questione non è dei più miti e cordiali, soprattutto è alquanto critico e malfidato (non per natura, davvero, quanto per esperienza), onde per cui a volte fa delle cose poco lecite e corrette per levarsi i tarli, e guarda un po' solo per curiosità di certezza non per reale interesse d'altro, o per lo meno questo in secondo luogo....
mi infastidisce tanto, infatti, quando i miei pensieri sono distolti da qualcosa, e quel qualcosa è a sua volta un dubbio, i dubbi sono il rimorchio del mio agire, quindi me li voglio levare sempre ed in fretta. tranquillo adesso ci arrivo. 3...2...1.... fiato,...rock out e cosicchè mi permisi di intruffolarmi altrove per carpire non tanto le intenzioni, ma l'essenza di chi ho davanti, marò come scrivo cattivo, e devo dire che trovai abbastanza, tantevvero che commentai alquanto pure ed inoltre ciò commentato a sua volta da altri che mi permisero ignari di snocciolare tramite il rigiro della frittata un nuovo paesaggio all'orizzonte dove il sole era dipinto la luna era appesa ed il cielo era di cartone, facilmente smontabili e trasportabili e quantevvero riciclabili in reconditi antri altrui, senza impegno del cessionario e del cedente ovvio, ma comunque con reciproco consenso e via dicendo, rammaricando oltretutto non il fatto che ciò che è proprio è utilizzabile a proprio piacimento, ma il fatto che chi riceve crede di ricevere un dono proprio, come una piccola gemma, ma se la gemma è made in china ed inoltre seriale forse meglio non riceverla, ma questo lo penso io, comunque l'impressione finale è quella che conta, credo sempre io, e se al pane aggiungo acqua ne viene fuori una zuppa un po' sciaba di contenuti, soprattutto se manca anche il dado knorr, e l'insapienza del mangiato non stimola la digestione, e poi io soffro di stomaco e di intestino su ste cose, senza contare che in finale e tuttavia invita al gabinetto, per una rapida e solerte evacuazione, per di più qualcuno me lo disse, e lui c'ha il non so che addosso, che comunque fra vizi e doti forse tralasciamo i punti che invece delineano una frase, per cui adesso, ok, ora il punto lo metto.
tutto chiaro?
equilibrio
da una parte c'è il buio,dall'altra il vuoto,
in una ci si spegne, nell'altra non si sa cosa si trova,
ma quale parte è quella della nostra propensione,
quale dove ci si deve sbilanciare,
ognuna ha i suoi dubbi,
ognuna i suoi rischi.....
la vertigine colpisce gli occhi,
il cuore trema alla vista,
il cervello non materializza l'infinitoeppur ci si deve muovere
strana cosa la vita,
non si può mai stare fermi un attimo,
che subito qualcosa ti spinge altrove
splatter
Skatta skazzo ammazza matto RE!,,,,,, sotto scacco, teste da stacco sterco in cerchio marchio attakko al bruco schizza muco, vulva,!!!,,,,, BUCO infinito profondo, BASTIONE nevralgico sensuale, fibrillano brividi lividi, pesti nere plumbee, parti di macchie sconce fra coscienze indecenti, SPIRITI prosciugati da voglie idrovore, rotolamenti, effusioni, IMPENNATE sotto pressione,!!!,,,, si bloccano su muri cementati, dalle vuote pareti di animi vitrei, quadri rotti per terra, cornici che si cercano i pezzi, chiodi piegati dall’ozio, martelli bloccati dall’avvezzo.
Ciuffi di capelli stempiati caduti da fronti rugose levano sudore con pezze dai bordi lisi e colori sbiaditi, boomerang della memoria, corazzate da museo, come iceberg in movimento verso sud elefantizzano nervi stressati, coronarie, arterie ostruite, mancanza di ossigeno, vuoto, rancorizzano sorrisi stampati dalle voci dolci metalliche che con soffusa calma ti dicono il niente e ti mostrano quanto è vuoto il cosmo quando le palpebre si alzano ed i sogni spariscono, riposti in reconditi scantinati, talmente nascosti e protetti che nemmeno ci si ricorda dove li si è messi, che nemmeno si sa quanta voglia c’è di ricercarli, che nemmeno si sa cosa!!!!!…
i "thinking"
I pensieri sono come gli zingari, migrano per terre remote
Alla ricerca del posto in cui edificare baracche, che domani saranno solo baluardi del loro passaggio
Ed ogni posto sembra quello giusto, ed ogni posto alla fine non è quello giusto.
L’alba li coglie sempre di sorpresa
E quando prendono la loro fisarmonica in mano, fanno sobbalzare dita frenetiche
Che esprimono il loro splendor per quell’ alba stupenda
Vagano, vagano, sempre per praterie scoscese
Ogni tanto ritornano negli stessi luoghi, ma lo loro frenesia li allontana sempre
E intanto la vita scorre, ed intanto il Diotempo passa (perso? Io l’ho pensato ma te non l’hai detto, e allora via, pedalare)
Ed alla fine le piazze li odiano, i semafori diventano il luogo di culto
E la fisarmonica non suona più
Rimpiazzata da un bel tergivetro.
Eppur non si può ignorare una loro ragione
Eppur non si può negar una loro esistenza.
Seppur si può forse non condividere.
Il diotempo è un pettine che alla fine trova tutti i nodi
I nodi che noi ci siamo fatti e i nodi che ci vengon fatti,
e parsimonioso ci aiuta con segnali a veder la via per districare la matassa
chissà come mai ci sono nodi complicati che si sciolgono con destrezza
e nodi semplici che rimangono sempre li, per ultimi
son sicuro, noi certi nodi li lasciamo da parte, son sicuro, certi nodi sono il nostro gancio a cui aggrapparsi quando prendiamo la fisarmonica in mano
e anche se le dita hanno ormai l’artrite, per l’acqua insaponata che abbiamo toccato
e la musica non sgorga più fluida
il nostro orecchio si compiace lo stesso, e si compiace pure del suono altrui,
di colui che l’artrite ancora non ha
non c’è blu nel cielo dei nostri sogni che annebbi l’azzurro dell’etere
ma c’è colore nelle nostre vite che non si vuol lasciar annebbiare dallo smog di città grigie
non è una donna, quella cosablu. Troppo facile. E di certo, di certo, di certo… non è viagra, quella cosa blu. Lo si sa: è un insieme che corolla dei pezzi senza troppo storcerli, è un equilibrio che si instaura nel corpo senza troppo modificare, è una baracca che si trasforma in casa senza troppo smontare e ricostruire…