mercoledì 25 giugno 2008

Stava seduto sulla tazza del cesso con un giornaletto in mano, un giornaletto porno, che sfogliava un po distrattamente, disturbato dal fatto di dover alternare la presa del cazzo, che ogni tanto rimenava, col fatto di girare pagina, pensando fra se e se che il leggio è una grande invenzione, ma che spesso viene mal utilizzato o quanto meno si potrebbe utilizzare sempre e meglio, e nel frattempo tutto sembrava abbastanza immobile, come la goccia del rubinetto che cade nel lavandino e segna un tempo rarefatto, la luce fioca della lampadina a basso voltaggio, l’odore di umido delle pareti lascive, l’aria pesante per il caldo che picchia di fuori.
Con le finestre semichiuse non si respira e questi movimenti fermi danno il vomito, ma continua imperterrito al fatto, tanto non c’è niente da fare, e nel mentre viene un pensiero illuminante e che distoglie: quella fregna che ingoia a gran voglia, nella foto, non esiste nella realtà, esiste solo nella mente, ed è volontà mia se adesso invece è carne ed ossa nel cervello, che guarda succube nei movimenti, ed agiata e soddisfatta nel sorriso.
La guarda e pensa che nella mente ci sta un mondo molto più vasto del mondo reale, un mondo dove si può sapere tutto di lei, anche il privato più stretto, mentre di fuori si conosce a malapena le persone che ci circondano, di fuori non c’è nulla poi di vero… quante volte si incontrano le persone in mezzo alla strada e magari ci si ferma a pensare ai dettagli, alla forma del viso, delle labbra, alle espressioni che hanno, alla tonalità della voce, ai movimenti, e magari ce le si immagina anche in altri contesti e si crea una sorta di visione che non viene mai confermata dalla persona stessa, se poi si ha magari l’occasione di conoscerla, e comunque sono cose che nessuno racconta agli altri, mentre nel mondo della mente è tutto così vero e così tangibile, a portata di mano…
In fondo, alla fine, nel mondo reale si è circondati di quei quattro gatti che nemmeno ci si sceglie di avere affianco, a parte i più vicini, e spesso ci andrebbe pure di mandarli a fanculo, ma che cosa cambia, alla fine ci sono, quindi è meglio fare un compromesso e creare una sorta di pacifica condivisione dello spazio che dover combattere ogni giorno con la propria insofferenza reciproca… il mondo della mente… basta distogliere il pensiero e zac!, sparito, non c’è più chi non ci deve essere, anche se è un martello, via, basta, basta pensare alle labbra morbide che calano e la serata cambia, senza un freno ma con un po di ovatta.

Il tempo è sterilizzato ai suoi confini, c’è un aurea desertica che separa l’intimo proprio con l’intimo altrui, e la cortina di ferro è barricata di moralismi e pudore, per non parlare poi del cliquet che si indossa ogni mattina… molti oramai ce lo hanno così aderente e comodo che nemmeno la notte se lo tolgono da dosso… mentre nel vento della mente tutto ribolle…
La signorina in questione sta con le tette di fuori, una mise in cuoio la tiene salda nelle mani altrui, la sottomissione ladronesca del mezzo e dei fatti, che non segue troppo le regole di nessun dio, se non quelle del dio “fatti i cazzi tuoi che ai miei ci sto pensando adesso da solo”, che se poi io sono dio adesso, domani dio è sempre un io, ma che magari dorme mentre io sono sveglio e quindi anche in quel caso sono sempre cazzi miei.

Alza gli occhi e vede la luce fioca, il libretto scivola dalle mani e cade per terra, con un rumore lieve che però rimanda indietro ai pensieri del giorno, si pensa a quella vacca della collega che gira in minigonna per l’ufficio, certo con quelle tette potrebbe fornire latte a mezz’africa e magari già che c’è su quel culo ci si potrebbe appoggiare anche una tribù intera, mentre la mungono, ma poi alla fine quella come tromba nella realtà?
Cioè forse si, tutto quel trucco e quegli sguardi, ma quando ci si ferma a pensare ai suoi occhi, saranno chiusi o aperti mentre osservano l’oggetto del desiderio ad altezza del naso, con la bocca spalancata e la lingua che si protrae in avanguardia?
Ecco, perché poi alla fine tutti abbiamo tutto, tutti un po diverso dagli altri ma fondamentalmente simile, e quindi tutti possiamo fare tutto, a prescindere delle caratteristiche fisiche in dotazione.
Ed allora ci si accorge che forse il sapore di pensare sognando, al penetrare una mega fica bonazza si dipana su un rotolo di gomma insipido, perché è vero che gli occhi sono esterrefatti dal contesto, ma la pelle tocca, le mani pure, i movimenti e i sospiri inebriano il cervello, e tutto quanto non si ferma all’immagine smunta che traspare dal giornaletto che si sfoglia e che alimenta solo il mondo del cervello che sicuramente è più esperto e malandrino di qualsiasi prostituta libica e ludica, ma mai raggiunge la perfezione di incastro che la spontaneità di un godimento vero crea con l’imprevisto… il movimento incerto, il gridolino sfuggito nel momento inaspettato, il brivido che compare mentre stai facendo la tale, la schiena di lei che si inarca mentre quasi si pensava che stesse fingendo e si stava per mollare, l’evolversi che porta dove magari si conosce pure, ma non si pensava di arrivare in quel momento, o dove non porta a dove si voleva arrivare, e comunque questa deviazione è colorita e gradevole a suo modo anche se non si è arrivati al proprio traguardo....
la perfezione del pensiero che snatura la bellezza dell’imprevisto, il "difetto" che diventa macchia indelebile del passaggio di una identità a se stante, il marchio di se stessi che sfugge ad ogni ricognizione mentale.

Come la goccia del rubinetto ogni emozione chiude il suo culmine con un amplesso che scioglie le membra, e dopo, il frivolo campo di battaglia ha posto solo per la raccolta dei superstiti, si aspettano i cannibali delle moschee che arrivano puntuali a redigere uno stilato computo di perdite, nel tentativo da crocerossino di levare di mezzo lo sporco, per ricreare l’atrito iniziale dello stupro.
Ed allora il circo abbassa le tende e si chiude un sipario moscio sul vento, scende la nebbia che offusca la luce, e la goccia d’acqua martella il cervello… via, bisogna andare, è tardi… mannaggia, anche stavolta si è messa per il finale a quattro zampe… e che poi lo fai con la mente ancor prima che farlo con il corpo, e con la mente lo si fa più spesso per sentirsi fedeli al proprio martirio, mentre senza il martirio non si sarebbe forse ligi a tutte le prostitute che oramai regnano nella sodomia del proprio cervello.

Uno scroscio d’acqua e via, un battibecco con le proprie esaustezze per riprendersi e nascondere da qualche parte l’ingombrante impiccio cartaceo, e si riparte.
Eppure i sogni continuano, hanno già ripreso a germogliare nella fantasia di ogni giorno, basta la notizia giusta, il fetido candore della novità a farti drizzare il pelo sul pelo, e senza ombra di dubbio tutto lo scempio che si continua a compiere quotidianamente, si ripeterà.

Cavalieri delle tavole rotonde anelano ad imperi mentali impossibili da contenere su milioni di pianeti desolati, mentre vitree sgualdrine guardano inermi il concepimento della vita che continua imperterrito a violentare l’entrata in campo, con l’uscita di scena.


music
Sgravida sgravita, sgravita e sgravida,
l’arsura ribolle, l’ascella tribolla (back: la patella fotte )

rivolta i rubinetti,
ribella i gabinetti,
stramba le vele, e dirotta la rotta
con musica stramba, si entra la grotta.

Sgravida sgravita, sgravita e sgravida,
levita o levati, alleviati o lavati (back: allattando doti)

flebili brividi di gèlato àlano, scendono
nelle vene con gesto ascendente
il concerto che ascolto è di certo concreto,
mi ficco il maglione pel gelido flebilo.

Sgravida sgravita, sgravita e sgravida
impavida avida, improbila preliba (back: la tribàla maia là)

L’estate incombe,
la cintura confonde
dalla calura soccombe, l’estasi
alza catacombe, tombe, onde, s’accende

colombe catacombe tonde tronche.
colombe catacombe tonde tronche.

http://www.youtube.com/watch?v=GIWOv0cd6WA

venerdì 20 giugno 2008

bauhaus : bela lugosi's dead
perigeo: abbiamo tutti un blues da piangere
queensryche: jet city woman
the mars volta: televators
carmina burana





scende senza planare
forzando la punta in alto
sul vento più frastagliato rimane l'occhio
senza ascoltare il peso.

scende per salire dopo
solo il sole sa di sale
la nebbia è muffa per le ali
la nebbia è più buia della notte

scende senza carrelli estratti
perchè il fondo non si tocca mai, è infinito
c'è sempre un cuscino che evita lo schianto
basta ascoltare la brezza con sguardo terso.

dentro la borraccia del sole
c'è la goccia che disseta l'anima, nascosta nell'aria
il deserto non prosciuga mai
è la sensazione di sete che disidrata lo spirito

bandiere, radar, luci, motori, cabine di pilotaggio
tutto in sincrono
tutto a regime di rotazione
tutto in stand by quando non serve


http://www.youtube.com/watch?v=-65IRI4fUTU
eutanasia
nel corpo, sulla pelle
sull'udito, sulla vista,
sul tatto, sull'olfatto...
su tutto


il muro che diventa scudo
il muro

la formalità che diventa realtà
piccola isola nel deserto


vento batte sopra finestre
aria asciuga fra i mattoni
spifferi spaccano corrodendo
luce filtra in cavità

sgratola

picconi

abbatte

scende

e la formalità disintegra.

video
evidenti canti invitanti per devianti avvenimenti avvenenti avvilenti.

stop.(!!!)


tempo.(!)
si sente,
quando non c'è il pieno.

pieno...
pieno di cosa però... (?)

pause. (!)
pieni di vuoto.

spazi vuoti incolori, che scendono dentro come la nebbia...
...distogli lo sguardo.
sorridi...

passa il tempo passa, e sempre con tutto dentro che scorre dietro al pieno di vuoto che rincorre lo spazio pieno di pieno...

sipario.(!)




ventre,

viscere.



alcool.



fumo.



detersi spazi di cliquets,
sorrisi spaziati nel volto infante,
realtà perdute dal tempo vuoto riempito,
innocenza dell'inconsapevole,
incoscenza del prima,
mostruosità del veggente... poi,
mostrabilità dell'impalpante,
strappi.



lacerazioni



vertici



ere



confini.


storia.



http://www.youtube.com/watch?v=q0Kud9AH1x0
imbuti.
aspirando convogliano.
comprimono.
compattando.

energia,
senza spazio.
materia,
senza vuoto.

buchi
neri.
depressioni
buie.

vortice surriscaldante
che si illumina bianco.
partorisce.
universo.

tempo raffredda.
scende.
ferma.
aspetta imbuto.

sosta libera
percorsi incontrollati
vertici spenti, vortici calmi,
anarchia, caos.

imbuti.
coni di compressioni.
riconversioni di energie.
esaustizzate.

video

venerdì 13 giugno 2008

i soliti ignoti si aggirano fra le fila,
corrompono le realtà, presumono,
edificano ponti astrali che collegano dimensioni ed universi,
spintonano,
alla ricerca di un successo temporaneo,
che li trasporti alla luce della ribalta.

la luce dell ribalta, quella che vaporizza un illusione di attenzione,
quella che fa sentire protagonisti, seppur per un attimo,
quella che fa passare in secondo piano la propria sconfitta,
quella che per un attimo fa dimenticare l'infelicità.

i soliti ignoti agiscono come i topi,
scavano tunnel nei legni e nelle terre per costruire mappe e passaggi,
amplificano l'udito fino a farlo raggiungere l'atrio della propria fantasia,
godono di emozioni indotte dalla masturbazione del proprio cervello,
prima di affondare nella melma della propria routine,
silenti.

i soliti ignoti venerano dèi illuminati dagli astri,
volgendo lo sguardo al cielo non sentono le gambe sprofondare nel fango,
guardano fissi la luna che non risponde,
e selvaggiamente la insultano.

porci-teste-alte-scaltre-senza-ritegno-ne-contegno-per-la-propria-dignità-sviliscono-i-loro-sessi-sotto -martorianti-accuse-d'impotenza-che-solo-la-coltre-del-fumo-del-cervello-assopisce-in-frastornati-silenzi -ovalizzanti.

salgono a monte fiumi reversi,
in preda a rivoluzioni della natura,
seguendo la delusione di un percorso chiuso,
implodono.

sferza un vento gelido su rotaie fumanti carboni accesi,
pompando bielle con pistoni compressi,
trasportando le ruote sempre in avanti, ma mai indietro:
raggiunti gli scambi c'è sempre una strada da scegliere

music
stomp.

efindelaberde spande esplodendo.
vagano detriti esausti fra i cimiteri.
materia elevata allo stato semplice,
rarefatta,
diventa invisibile all'occhio umano:
cerca.
ricompatta la tempra il freddo in un vortice trascina giù,
comprime e poi espelle.
materia
senza pudore
ricompattata
più austera
non delega più

music
ozric tentacles: ethernal wheel
tool: lateralus
porcupine tree: russia on ice
god is an astronaut : forever lost
bathory: ring of gold
king crimson: discipline
marty friedman: valley of eternity
the verve: weeping willow
ozric tentacles: erpland
frank zappa: watermelon in easter hay
tool: rosetta stoned
king crimson: 21st century schizoid man live

martedì 3 giugno 2008

ci sono cortine di nebbia nell'aria che si mostra limpida.
ci sono scenari netti e frastagliati che nascondono rotonde nuvole sugli occhi
c'è ossigeno che riempie i polmoni, bruciando
c'è tanto dietro al sipario che sembra impossibile descrivere un singolo attimo, visto da dietro le quinte.

la vita degli altri... quegli altri che ci sono accanto...
è la vita dell'universo,
galassie distanti miliardi che si osservano in raggi di luce più eterni,
e si sentono vicine
perchè osservano solo i bagliori.

la vita degli altri è un segreto che nessuno conosce


scendono,
a tavola si siedono e guardano il tovagliato.
aspettano il pranzo, che arriva a tratti copioso a tratti ristretto.
e bevono vino.
gustano e ridono allegri i commensali al pasto crudo,
finchè le portate arrivano e le bottiglie abbondano.
poi austeri e delusi da un blocco del ristoratore,
che si concede una pausa per espletare i bisogni
si alzano ed escono.

non è questione di conto o non conto.
è questione di ospitalità.
è questione di rispetto dell'ospite ospitante.
è questione di veli di valori ad arte creati
che evaporano di fronte alla eterna realtà.


lunedì 2 giugno 2008

è una gabbia a forma di culla.
è uno sconforto che si trasforma in uno scudo invulnerabile.
è una fossa che si trasforma in trampolino.
è un buio che si trasforma in bagliore.

quando si staccano i convogli le ruote girano da sole, non c'è nemmeno bisogno di buttare dentro troppo carbone.

che sapore ha il fumo che emette la ciminiera...
che densità scende nei pistoni che girano con leggerezza senza atriti sulle bielle...
che vento spira di fronte ai fari...
che viaggio si prospetta lungo ai binari...

non ci sono pensieri che cercano risposte
solo musica sui binari.


ovviamente:
(incomincia a preoccuparmi questa staticità su un brano che sto praticamente ascoltando in repeat come se non avesse ne capo ne coda)
tutto quello di cui si discute non ha senso.
perchè le cose vere,
le cose che fanno parte dell'esser profondo,
le cose veramente importanti...

non si possono discutere.
non si possono pensare.
non si possono immaginare.
non si possono vedere.

lato b del proprio essere: l'inconscio.
lato b dell'essere: la vera matrice.