correnti calde ed umide scontrano arie gelide e secche.
pioggia.
emozioni calde ed umide incappano fatti gelidi e secchi.
stroncamenti.
avvenimenti caldi ed umidi abbracciano emozioni fredde e secche.
prolificazioni.
tutto nel caos del tempo che scorre imperterrito.
ciclicamente.
morti annunciate come gelidi tratti aspettano il caldo tepore del niente in un sollievo finale.
plauso.
morti impreviste come gelidi estratti incrociano occhi impietriti dal tutto appiccicoso in un lobotomico strazio.
dannazioni.
fiori della vita da colonne di sterco riproducono ceneri di incendi millenari, incolumi alle emozioni.
vivitalizzazioni.
morde la merda la morte sulle porte del parto aperto asportato dell'aspetto spettroso.
impartendo la vita.
sono fatti i cicli del tempo, incolumi alle sensazioni.
sono emozioni i circuiti dei fatti, soggetti alle transazioni.
volgari emozioni che segnano come un aratro un campo pieno di marciume col solco della vita.
volgari emozioni che nulla lasciano al tempo del loro passaggio,
come soffi nel vento,
come goccie nei fiumi,
come suoni negli abissi.
enter the eternal fire - bathory
domenica 13 luglio 2008
mercoledì 9 luglio 2008
ac/cdc night prowler
la notte dei templi nei tempi.
orgasmatica.
senza perchè.
con soli per come.
una chitarra trascinata nel blues, senza seguire lo schema delle dodici battute classiche del blues...
che sputa note tirate in anticipo su una batteria purtroppo square al terzinato (che a tratti sembra fuori tempo tanto è square).
io so che tu non sai, batterista, ma io so che tutti sanno, anche senza saperlo, hanno ascoltato, quindi io ascolto la chitarra e la voce, ed escludo per un attimo la batteria, tanto la musica si ascolta con le orecchie e le orecchie non hanno i canali separati del mixer, hanno solo un unico condotto, che non arriva all'analisi, ma alla percezione, e la percezione non tiene conto delle cose che dovrebbero essere ma delle cose che sono, in totale.
io lo so che tu non sai, ma tu sai che io ascolto.
se dalle basi del sapere si potessero discernere le cose utili da quelle di comodo...
la conoscenza delle cose superflue...
quelle cose che non servono a niente se non a dire che questo deve essere così e non cosà...
e quindi tu saresti tagliato per un attimo fuori.
ma invece per chi ascolta rimani dentro.
quando a paul mc cartney fecero osservare che ringo star non era il miglior batterista del mondo egli rispose che "se per quello non è nemmeno il miglior batterista del gruppo"...
ed infatti alcune volte le parti di batteria furono registrate con paul e non con ringo, perchè ringo non ci arrivava...
però ringo era di una precisione incredibile: non sbagliava mai.
lui non sapeva niente di più di quello che sapeva, ma quello che sapeva lo sapeva benissimo, molto meglio degli altri che sapevano di più ma che lo sapevano peggio.
ogni cosa ha la legge della compensazione.
ma cosa conta nel tutto?
conta l'effetto finale, il totale, la somma, il risultato.
e quindi la batteria square non fa diventare "poco" questo pezzo degli ac/dc, ma anzi lo caratterizza nella sua stizzosa contrastanzica quadraticità...
...e basta.
certo che con due birre dentro si sente a bestia sta batteria metronomica..., almeno gli accenti...cazzarola...
ah, oggi nacque mr scott, il cantante storico degli ac/dc, morto leggendariamente colpito da un fulmine mentre cantava sotto la pioggia in un concerto, morto più praticamente perchè soffocato (come hendrix) dal proprio vomito. avrebbe avuto poco più di 60 anni...
la notte dei templi nei tempi.
orgasmatica.
senza perchè.
con soli per come.
una chitarra trascinata nel blues, senza seguire lo schema delle dodici battute classiche del blues...
che sputa note tirate in anticipo su una batteria purtroppo square al terzinato (che a tratti sembra fuori tempo tanto è square).
io so che tu non sai, batterista, ma io so che tutti sanno, anche senza saperlo, hanno ascoltato, quindi io ascolto la chitarra e la voce, ed escludo per un attimo la batteria, tanto la musica si ascolta con le orecchie e le orecchie non hanno i canali separati del mixer, hanno solo un unico condotto, che non arriva all'analisi, ma alla percezione, e la percezione non tiene conto delle cose che dovrebbero essere ma delle cose che sono, in totale.
io lo so che tu non sai, ma tu sai che io ascolto.
se dalle basi del sapere si potessero discernere le cose utili da quelle di comodo...
la conoscenza delle cose superflue...
quelle cose che non servono a niente se non a dire che questo deve essere così e non cosà...
e quindi tu saresti tagliato per un attimo fuori.
ma invece per chi ascolta rimani dentro.
quando a paul mc cartney fecero osservare che ringo star non era il miglior batterista del mondo egli rispose che "se per quello non è nemmeno il miglior batterista del gruppo"...
ed infatti alcune volte le parti di batteria furono registrate con paul e non con ringo, perchè ringo non ci arrivava...
però ringo era di una precisione incredibile: non sbagliava mai.
lui non sapeva niente di più di quello che sapeva, ma quello che sapeva lo sapeva benissimo, molto meglio degli altri che sapevano di più ma che lo sapevano peggio.
ogni cosa ha la legge della compensazione.
ma cosa conta nel tutto?
conta l'effetto finale, il totale, la somma, il risultato.
e quindi la batteria square non fa diventare "poco" questo pezzo degli ac/dc, ma anzi lo caratterizza nella sua stizzosa contrastanzica quadraticità...
...e basta.
certo che con due birre dentro si sente a bestia sta batteria metronomica..., almeno gli accenti...cazzarola...
ah, oggi nacque mr scott, il cantante storico degli ac/dc, morto leggendariamente colpito da un fulmine mentre cantava sotto la pioggia in un concerto, morto più praticamente perchè soffocato (come hendrix) dal proprio vomito. avrebbe avuto poco più di 60 anni...
domenica 6 luglio 2008
ero sonnacchioso sulla moto per recarmi a lavorare.
mattino presto...
tanti pensieri in testa...
oggi, dopo più di 8, forse 9, forse anche 10 anni insieme, stasera inizia il trasloco.
fino a tre giorni fa nessuno ci pensava, non esisteva nemmeno il posto, l'odore, il pensiero di dove andare...
mia figlia non sa ancora nulla...
io nemmeno mi rendo ancora conto per bene della situazione...
eppure mentre lascivo scorro a non troppa elevata velocità sulle due ruote, vedo una scena che mi colpisce...
due cani che trombano.
ma a colpirmi non è tanto il fatto che trombano, quanto il fatto che il maschio sia al guinzaglio del padrone, che con la testa china guarda immobile il suo cane fare quello che sta facendo, probabilmente disinteressatamente, probabilmente pensando che anche se non sa chi è il cane (ci si augura la cagna) interessato nel caso, almeno il suo cane si è potuto saziare...
e penso che magari questo è un atto di morte più che di vita, se la cagna è randagia, perchè i cuccioli faranno chissà quale fine..., oppure ed anche chissà che fine farà la cagna stessa...
però il suo cane s'è soddisfatto l'istinto, il padrone pensa probabilmente di aver dato al suo cane la possibilità di soddisfare il suo istinto (che è in questo momento anche quello della cagna), e questo probabilmente basta: come noi che magari, con o senza donna fissa, ci facciamo la scappatella...
ed allora ho pensato che siamo tutti cani al guinzaglio, solo che il nostro guinzaglio non si vede quasi, il nostro guinzaglio non ha molta sostanza, ha quasi solo forma.
una forma non identificabile che si nasconde sulle nostre teste, ed una forma invisibile che si nasconde nelle nostre teste, che non si vede bene il primo e non si vede per niente il secondo, ma che ci sono anche se non si fanno toccare: si fanno solo sentire.
e poi pensavo al cane, che forse mentre lo fa sente il collo ogni tanto che tira contro il guinzaglio, che non è troppo lungo, e chissà se pensa e se si chiede qualcosa... chissà se noi riusciamo ad arrivare a scopare sapendo che il nostro padrone è li che non solo ci tiene per il collo, ma ci guarda pure...
forse avrà pensato: ma sa che te dico? chissenefrega se mi stai a guardare... meglio scopare così che non scopare proprio.
forse quel cane riesce a fare una cosa che spesso noi non riusciamo a fare: vedere il lato positivo delle cose, il bicchiere mezzo pieno anzichè mezzo vuoto..., forse noi non ce la saremmo fatta sta trombata, perchè la presenza degli occhi, il sentore del collare, l'imbarazzo della situazione... avremmo tenuto la nostra posizione, e nella nostra memoria sarebbe rimasta una giornata con una "mancata scopata", che vita di merda, il bicchiere mezzo vuoto, ed invece lui tutto sommato se n'è fottuto, voglio il mio bicchiere più pieno, tento di riempirlo, anche se ci metto poca roba dentro rispetto a cosa ci potrebbe entrare adesso, meglio mezzo pieno che un quarto pieno.
il fare che riempie è più importante del pensare al pieno: magari dopo il cane potrebbe chiedersi sul valore di vivere, se per scopare bisogna mettersi alle volontà del padrone, magari dopo potrebbe vedere il tutto come mezzo vuoto... mi è capitata l'occasione e ne ho preso solo quello che potevo, perchè c'era il mio padrone...
non credo che se domani capitasse di nuovo di trovare una bella cagna in giro, il cane rinuncia in base alle sue riflessioni ddel dopo: il cane ritromberebbe, ne sono sicuro. e probabilmente il cane non pensa nemmeno se c'è un bicchiere nella vita.
questo cavolo di bicchiere è la coperta che ci avvolge, la catena che ci tiene al guinzaglio.
spesso noto che si mette sulla bilancia gli accadimenti del mondo: siamo tutti dietro al gossip, e chi si sente più elevato prende il gossip di qualità: le notizie serie, quelle che per parlarne devi avere competenza nel settore, o devi esser vestito in giacca e cravatta, perchè sono cose importanti.
tutto sommato a me, fisicamente, di quello che sucede, fa, pensa o decide quello che sta dall'altra parte del mondo, sia esso cinese o americano o australiano, cosa comporta?
si ok, l'equilibrio mondiale, le conseguenze economiche, le guerre che si scatenano, ma io vivo qua, mica laggiù, se a me non arrivasse la notizia mica cambierebbe nulla nel mio quotidiano, e comunque non cambia nulla lo stesso, adesso, cambia solo nella testa, che pensa al futuro tralasciando il presente: vedo il mondo che evolve e penso al bicchiere che cambia contenuto, o al bicchiere che si svuoterà o che si riempirà.
il gossip thrash è quello che tira la maggiore, anche se poi alla fine si fa nelle notizie serie come in quelle che non contano: non è un fatto serio che magari tre bambini nascono belli e felici contemporaneamente e che magari non hanno nessun problema?
perchè se nasce una bambina malformata in cina con due facce anzichè una, ovunque ci sia uno sfogo mediatico la notizia verrà strombazzata, e tutti correranno a guardare le foto?
perchè il thrash, sia esso volgare o in giacca e cravatta, interessa: sapere l'eccezione del caso, forse, aumenta il pieno del proprio bicchiere: a me per fortuna ste cose non sono capitate, ecco che mi accorgo quanto è pieno il mio bicchiere: sei nato cieco? anche se sei in russia a me importa, perchè mi sento il bicchiere un po più pieno di prima, io ci vedo, io sono nato con gli occhi che funzionano.
sei nato superintelligente e superdotato? si ok va bene, machissenefrega... mica vorrai svuotarmi il mio bicchiere..., o comunque la tua superintelligenza ti farà fare una vita programmata dagli altri e non come vorresti tu, sarai sfigato lo stesso...
e così in giacca e cravata pure, se io devo notare qualcosa nel quotidiano vedo sempre il bicchiere mezzo vuoto, perchè così mi sento più pieno il mio personale bicchiere: tutto quello che fanno gli altri od hanno gli altri diventa o mezzo di ambizione o munnezza da criticare: sei un personaggio noto? ok, qualsiasi cosa fai mai vedrò quello che può essere positivo, o quanto meno, si lo vedo, ma sto li a puntualizzare quello che secondo me c'è di negativo, mi focalizzo al fatto sotto un ottica che guarda solo l'aspetto nascosto, e non che le critiche siano una cosa da non fare, ma che siano critiche complessive, che tengono in conto un po del tutto, non solo dell'aspetto negativo.
siamo cani alla catena di un guinzaglio materiale, la nostra società, e siamo cani alla catena di noi stessi, il nostro pensare, che invece di essere una fonte d'ispirazione è una fonte di auto-soddisfazione.
perchè non si riesce a sentirsi vivi quando dal proprio giardino sbucano fiori quanto si ci sente vivi se il giardino del nostro vicino ha preso fuoco?
ospiti crudi nella mente guardano solo scheletri che circondano,
sentendo il profumo della vita nelle proprie cavernosità,
non vedendo altro che carne putrida
crogiolano il proprio presente di nebbia confortante.
senza far caso ai colori dell'adesso,
senza far conto dei sapori della vita,
che affianco scorrono silenti,
che affianco non si colgono, non visti.
mattino presto...
tanti pensieri in testa...
oggi, dopo più di 8, forse 9, forse anche 10 anni insieme, stasera inizia il trasloco.
fino a tre giorni fa nessuno ci pensava, non esisteva nemmeno il posto, l'odore, il pensiero di dove andare...
mia figlia non sa ancora nulla...
io nemmeno mi rendo ancora conto per bene della situazione...
eppure mentre lascivo scorro a non troppa elevata velocità sulle due ruote, vedo una scena che mi colpisce...
due cani che trombano.
ma a colpirmi non è tanto il fatto che trombano, quanto il fatto che il maschio sia al guinzaglio del padrone, che con la testa china guarda immobile il suo cane fare quello che sta facendo, probabilmente disinteressatamente, probabilmente pensando che anche se non sa chi è il cane (ci si augura la cagna) interessato nel caso, almeno il suo cane si è potuto saziare...
e penso che magari questo è un atto di morte più che di vita, se la cagna è randagia, perchè i cuccioli faranno chissà quale fine..., oppure ed anche chissà che fine farà la cagna stessa...
però il suo cane s'è soddisfatto l'istinto, il padrone pensa probabilmente di aver dato al suo cane la possibilità di soddisfare il suo istinto (che è in questo momento anche quello della cagna), e questo probabilmente basta: come noi che magari, con o senza donna fissa, ci facciamo la scappatella...
ed allora ho pensato che siamo tutti cani al guinzaglio, solo che il nostro guinzaglio non si vede quasi, il nostro guinzaglio non ha molta sostanza, ha quasi solo forma.
una forma non identificabile che si nasconde sulle nostre teste, ed una forma invisibile che si nasconde nelle nostre teste, che non si vede bene il primo e non si vede per niente il secondo, ma che ci sono anche se non si fanno toccare: si fanno solo sentire.
e poi pensavo al cane, che forse mentre lo fa sente il collo ogni tanto che tira contro il guinzaglio, che non è troppo lungo, e chissà se pensa e se si chiede qualcosa... chissà se noi riusciamo ad arrivare a scopare sapendo che il nostro padrone è li che non solo ci tiene per il collo, ma ci guarda pure...
forse avrà pensato: ma sa che te dico? chissenefrega se mi stai a guardare... meglio scopare così che non scopare proprio.
forse quel cane riesce a fare una cosa che spesso noi non riusciamo a fare: vedere il lato positivo delle cose, il bicchiere mezzo pieno anzichè mezzo vuoto..., forse noi non ce la saremmo fatta sta trombata, perchè la presenza degli occhi, il sentore del collare, l'imbarazzo della situazione... avremmo tenuto la nostra posizione, e nella nostra memoria sarebbe rimasta una giornata con una "mancata scopata", che vita di merda, il bicchiere mezzo vuoto, ed invece lui tutto sommato se n'è fottuto, voglio il mio bicchiere più pieno, tento di riempirlo, anche se ci metto poca roba dentro rispetto a cosa ci potrebbe entrare adesso, meglio mezzo pieno che un quarto pieno.
il fare che riempie è più importante del pensare al pieno: magari dopo il cane potrebbe chiedersi sul valore di vivere, se per scopare bisogna mettersi alle volontà del padrone, magari dopo potrebbe vedere il tutto come mezzo vuoto... mi è capitata l'occasione e ne ho preso solo quello che potevo, perchè c'era il mio padrone...
non credo che se domani capitasse di nuovo di trovare una bella cagna in giro, il cane rinuncia in base alle sue riflessioni ddel dopo: il cane ritromberebbe, ne sono sicuro. e probabilmente il cane non pensa nemmeno se c'è un bicchiere nella vita.
questo cavolo di bicchiere è la coperta che ci avvolge, la catena che ci tiene al guinzaglio.
spesso noto che si mette sulla bilancia gli accadimenti del mondo: siamo tutti dietro al gossip, e chi si sente più elevato prende il gossip di qualità: le notizie serie, quelle che per parlarne devi avere competenza nel settore, o devi esser vestito in giacca e cravatta, perchè sono cose importanti.
tutto sommato a me, fisicamente, di quello che sucede, fa, pensa o decide quello che sta dall'altra parte del mondo, sia esso cinese o americano o australiano, cosa comporta?
si ok, l'equilibrio mondiale, le conseguenze economiche, le guerre che si scatenano, ma io vivo qua, mica laggiù, se a me non arrivasse la notizia mica cambierebbe nulla nel mio quotidiano, e comunque non cambia nulla lo stesso, adesso, cambia solo nella testa, che pensa al futuro tralasciando il presente: vedo il mondo che evolve e penso al bicchiere che cambia contenuto, o al bicchiere che si svuoterà o che si riempirà.
il gossip thrash è quello che tira la maggiore, anche se poi alla fine si fa nelle notizie serie come in quelle che non contano: non è un fatto serio che magari tre bambini nascono belli e felici contemporaneamente e che magari non hanno nessun problema?
perchè se nasce una bambina malformata in cina con due facce anzichè una, ovunque ci sia uno sfogo mediatico la notizia verrà strombazzata, e tutti correranno a guardare le foto?
perchè il thrash, sia esso volgare o in giacca e cravatta, interessa: sapere l'eccezione del caso, forse, aumenta il pieno del proprio bicchiere: a me per fortuna ste cose non sono capitate, ecco che mi accorgo quanto è pieno il mio bicchiere: sei nato cieco? anche se sei in russia a me importa, perchè mi sento il bicchiere un po più pieno di prima, io ci vedo, io sono nato con gli occhi che funzionano.
sei nato superintelligente e superdotato? si ok va bene, machissenefrega... mica vorrai svuotarmi il mio bicchiere..., o comunque la tua superintelligenza ti farà fare una vita programmata dagli altri e non come vorresti tu, sarai sfigato lo stesso...
e così in giacca e cravata pure, se io devo notare qualcosa nel quotidiano vedo sempre il bicchiere mezzo vuoto, perchè così mi sento più pieno il mio personale bicchiere: tutto quello che fanno gli altri od hanno gli altri diventa o mezzo di ambizione o munnezza da criticare: sei un personaggio noto? ok, qualsiasi cosa fai mai vedrò quello che può essere positivo, o quanto meno, si lo vedo, ma sto li a puntualizzare quello che secondo me c'è di negativo, mi focalizzo al fatto sotto un ottica che guarda solo l'aspetto nascosto, e non che le critiche siano una cosa da non fare, ma che siano critiche complessive, che tengono in conto un po del tutto, non solo dell'aspetto negativo.
siamo cani alla catena di un guinzaglio materiale, la nostra società, e siamo cani alla catena di noi stessi, il nostro pensare, che invece di essere una fonte d'ispirazione è una fonte di auto-soddisfazione.
perchè non si riesce a sentirsi vivi quando dal proprio giardino sbucano fiori quanto si ci sente vivi se il giardino del nostro vicino ha preso fuoco?
ospiti crudi nella mente guardano solo scheletri che circondano,
sentendo il profumo della vita nelle proprie cavernosità,
non vedendo altro che carne putrida
crogiolano il proprio presente di nebbia confortante.
senza far caso ai colori dell'adesso,
senza far conto dei sapori della vita,
che affianco scorrono silenti,
che affianco non si colgono, non visti.
venerdì 4 luglio 2008
società, libertà, regole
la società è un insieme di individui che coesistono in un determinato nucleo
la libertà è un istinto individuale all'agire o al pensare.
le regole sono dei compromessi per permettere agli istinti individuali di interagire nella società.
le società si basano su principi comuni per tradizioni, per etnie, per localizzazione, per cultura, per religione, ecc.
ognuna di queste caratteristiche contempla delle regole scritte o non scritte, che partono dalle nozioni più semplici, come l'educazione, arrivando a principi molto complessi, come la regolamentazione giuridica.
quale ruolo dovrebbero avere le regole all'interno della società?
le regole dovrebbero tutelare l'esisetenza di un gruppo sociale, o dovrebbero tutelare la libertà individuale?
seguire le regole è un metodo per essere liberi, oppure seguire le regole è un modo di gestire solamente i rapporti per formare un nucleo?
le regole per me sono un mezzo per potersi esprimere, non per reprimere.
il fatto che più individui non trovano mai una totale condivisione di principi è un fenomeno alquanto naturale, e le regole dovrebbero essere il mezzo per poter indicare in che modo entrambi gli individui possono potenzialmente esprimere la loro parte di libertà: dovrebbero essere il punto estremo dove uno può arrivare senza entrare nella libertà altrui.
spesso vedo le regole utilizzate come dei mezzi per fare il contrario.
ci sono regolamentazioni che non si occupano di tutelare la libertà di agire, ma si preoccupano di poter limitare la potenzialità al fare.
alcune regolamentazioni sono delle reti atte più al rendere possibile il blocco delle potenzialità, che al tutelare le libertà degli individui.
mettiamo caso che domani si decide che ogni automobile non può mai superare il limite di velocità dei 10 km orari in ogni circostanza.
ovviamente è una limitazione assurda che verrà violata quotidianamente da tutti, ed il controllo potrà essere più o meno esercitato a seconda della discrezione di chi ha imposto il limite.
la regola probabilmente sarà solo uno strumento in mano al detentore del controllo per poter decidere se limitare la libertà in pieno rispetto delle regole, quando gli pare e piace, nei contesti in cui vuole: in realtà non esiste un bisogno pratico (salvo opportune e circoscritte situazioni) di un limite così eccessivo.
il fatto che sia potenzialmente reprimibile ogni comportamento crea una sorta di tutela al poter agire indisturbatamente in ogni singolo frangente contro la libertà, e non a favore della libertà.
quindi le regole passano dall'essere un mezzo per permettere agli istinti individuali di interagire, ad essere un mezzo di controllo dell'individuo, a prescindere del suo istinto.
un altra grande osservazione che pongo sulle regole è a riguardo della loro estensione: regolamentare a dismisura crea una maglia della rete molto ampia e molto difficile da applicare agilmente.
in un contesto di semplicità delle regole, il loro utilizzo diventa immediato ed efficace.
in un contesto di complessità delle regole, il loro utilizzo diventa molto difficile ed inefficace.
questo è dovuto principalmente al fatto che ogni regola tutela un particolare frangente, quasi unico, in una sorta di unidirezionalità.
in un contesto regolamentato, un soggetto ha maggiormente "ragione" da una regola, e l'altro soggetto ha, di conseguenza, maggiormente "torto" (o completamente).
essendo molti aspetti del fare intrecciati, un'assidua regolamentazione di tutti i fatti porta ad una regolamentazione spesso "esercitabile arbitrarimente", in quanto alcune situazioni possono ricadere in plurime regolamentazioni spesso contrastanti nel giudizio di a seconda dell'aspetto preso in considerazione.
è come se per un fatto, osservandolo sotto una determinata regola si ottiene una propensione verso un determinato esito, ed osservandolo da un altro punto di vista si ha una propensione verso l'esito contrario.
come esempio potrei citare un robin hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri.
lo stesso atto può essere considerato deplorevole, perchè rubare è "negativo" (nella nostra cultura), ma anche encomiabile, perchè donare ai poveri è "positivo" (sempre nella nostra cultura).
come si potrebbe quindi giudicare un robin hood? un ladro o un benefattore?
ad ogni individuo la sua risposta, ed ad una società ultraregolamentata il suo cruccio.
in una società con poca regolamentazione il suo fare sarebbe o positivo o negativo, senza troppe complicazioni.
la libertà è un istinto individuale all'agire o al pensare.
le regole sono dei compromessi per permettere agli istinti individuali di interagire nella società.
le società si basano su principi comuni per tradizioni, per etnie, per localizzazione, per cultura, per religione, ecc.
ognuna di queste caratteristiche contempla delle regole scritte o non scritte, che partono dalle nozioni più semplici, come l'educazione, arrivando a principi molto complessi, come la regolamentazione giuridica.
quale ruolo dovrebbero avere le regole all'interno della società?
le regole dovrebbero tutelare l'esisetenza di un gruppo sociale, o dovrebbero tutelare la libertà individuale?
seguire le regole è un metodo per essere liberi, oppure seguire le regole è un modo di gestire solamente i rapporti per formare un nucleo?
le regole per me sono un mezzo per potersi esprimere, non per reprimere.
il fatto che più individui non trovano mai una totale condivisione di principi è un fenomeno alquanto naturale, e le regole dovrebbero essere il mezzo per poter indicare in che modo entrambi gli individui possono potenzialmente esprimere la loro parte di libertà: dovrebbero essere il punto estremo dove uno può arrivare senza entrare nella libertà altrui.
spesso vedo le regole utilizzate come dei mezzi per fare il contrario.
ci sono regolamentazioni che non si occupano di tutelare la libertà di agire, ma si preoccupano di poter limitare la potenzialità al fare.
alcune regolamentazioni sono delle reti atte più al rendere possibile il blocco delle potenzialità, che al tutelare le libertà degli individui.
mettiamo caso che domani si decide che ogni automobile non può mai superare il limite di velocità dei 10 km orari in ogni circostanza.
ovviamente è una limitazione assurda che verrà violata quotidianamente da tutti, ed il controllo potrà essere più o meno esercitato a seconda della discrezione di chi ha imposto il limite.
la regola probabilmente sarà solo uno strumento in mano al detentore del controllo per poter decidere se limitare la libertà in pieno rispetto delle regole, quando gli pare e piace, nei contesti in cui vuole: in realtà non esiste un bisogno pratico (salvo opportune e circoscritte situazioni) di un limite così eccessivo.
il fatto che sia potenzialmente reprimibile ogni comportamento crea una sorta di tutela al poter agire indisturbatamente in ogni singolo frangente contro la libertà, e non a favore della libertà.
quindi le regole passano dall'essere un mezzo per permettere agli istinti individuali di interagire, ad essere un mezzo di controllo dell'individuo, a prescindere del suo istinto.
un altra grande osservazione che pongo sulle regole è a riguardo della loro estensione: regolamentare a dismisura crea una maglia della rete molto ampia e molto difficile da applicare agilmente.
in un contesto di semplicità delle regole, il loro utilizzo diventa immediato ed efficace.
in un contesto di complessità delle regole, il loro utilizzo diventa molto difficile ed inefficace.
questo è dovuto principalmente al fatto che ogni regola tutela un particolare frangente, quasi unico, in una sorta di unidirezionalità.
in un contesto regolamentato, un soggetto ha maggiormente "ragione" da una regola, e l'altro soggetto ha, di conseguenza, maggiormente "torto" (o completamente).
essendo molti aspetti del fare intrecciati, un'assidua regolamentazione di tutti i fatti porta ad una regolamentazione spesso "esercitabile arbitrarimente", in quanto alcune situazioni possono ricadere in plurime regolamentazioni spesso contrastanti nel giudizio di a seconda dell'aspetto preso in considerazione.
è come se per un fatto, osservandolo sotto una determinata regola si ottiene una propensione verso un determinato esito, ed osservandolo da un altro punto di vista si ha una propensione verso l'esito contrario.
come esempio potrei citare un robin hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri.
lo stesso atto può essere considerato deplorevole, perchè rubare è "negativo" (nella nostra cultura), ma anche encomiabile, perchè donare ai poveri è "positivo" (sempre nella nostra cultura).
come si potrebbe quindi giudicare un robin hood? un ladro o un benefattore?
ad ogni individuo la sua risposta, ed ad una società ultraregolamentata il suo cruccio.
in una società con poca regolamentazione il suo fare sarebbe o positivo o negativo, senza troppe complicazioni.
giovedì 3 luglio 2008
esposti aspetti aspettano spettanze come se si trattasse di pietanze,
le danze che il ventre delle panze nel mentre pensa per le manze.
coltre incolta ascolta.
porta del parto aperto.
asportando trasportabili trasparenze.
esposti incanti esplicanti replicanti triplicano.
verticale che si tira su da terra
porticale che si gira in giù detersa.
ostici ispidi dicotomici crostici drastici
temple of the dog - say hello to heaven
le danze che il ventre delle panze nel mentre pensa per le manze.
coltre incolta ascolta.
porta del parto aperto.
asportando trasportabili trasparenze.
esposti incanti esplicanti replicanti triplicano.
verticale che si tira su da terra
porticale che si gira in giù detersa.
ostici ispidi dicotomici crostici drastici
temple of the dog - say hello to heaven
mercoledì 2 luglio 2008
è la volontà di voler di più...
quello che si ha non basta mai.
si prosciugano laghi credendoli perenni,
senza rendersi conto degli sprechi perpetrati, si conquista
ingordigia dei sensi e delle aspettative.
quello che già è è sempre e solo un punto di partenza
a cui sommare tutto quello che si può incrementare.
poi qualcosa succede, e si sgretola la base.
è la pigrizia legata alla paura che frena e rattoppa le crepe.
è il costruire castelli alti che blocca le ruspe a distruggere invitandole a rafforzare.
quando hai il territorio hai paura di perderlo.
i veri liberi sono coloro che non hanno nulla.
perchè ogni cosa che hai è uno stimolo a cercare solo cose ulteriori
perchè ogni cosa che hai è uno stimolo a non perdere niente.
anche quando si parla solamente di spirito.
soprattutto quando si parla solamente di spirito.
ci sono punti di tracciato, dove il sommato diventa come un baule ripieno in soffitta,
strapieno di oggetti inutili, ingombrante e che puzza di muffa.
e lo spazio per incamerare scarseggia.
e quindi si apre e si pensa di buttare via qualcosa,
ma tutto è mischiato putrescente.
la paura di buttare via ricordi e pensieri frena come la paura di perdere le proprie conquiste.
l'unico vento cavalcabile dalle ali della libertà è quello dello sconfiggere se stessi anche nel momento di massima gloria, per riprendere da capo.
ogni impresa difficile viene bloccata solo dalla paura e dall'ozio.
nessuno pensa mai che il caso mette ogni tanto i suoi trabocchetti ed incendia un posto sicuro.
eppure ogni tanto capita, ed allora si deve correre a spegnere l'incendio, e alla fine delle ceneri non si può far nient'altro che il non pensarci.
e le cose che non si sarebbero mai buttate via ora sono cenere, e non costa fatica rimuoverle.
la povertà è il segno della libertà.
la libertà è l'emblema della ricchezza.
una ricchezza che si paga più dell'oro.
l'oro che non vale quanto nessuna sensazione.
negazione - lo spirito continua
quello che si ha non basta mai.
si prosciugano laghi credendoli perenni,
senza rendersi conto degli sprechi perpetrati, si conquista
ingordigia dei sensi e delle aspettative.
quello che già è è sempre e solo un punto di partenza
a cui sommare tutto quello che si può incrementare.
poi qualcosa succede, e si sgretola la base.
è la pigrizia legata alla paura che frena e rattoppa le crepe.
è il costruire castelli alti che blocca le ruspe a distruggere invitandole a rafforzare.
quando hai il territorio hai paura di perderlo.
i veri liberi sono coloro che non hanno nulla.
perchè ogni cosa che hai è uno stimolo a cercare solo cose ulteriori
perchè ogni cosa che hai è uno stimolo a non perdere niente.
anche quando si parla solamente di spirito.
soprattutto quando si parla solamente di spirito.
ci sono punti di tracciato, dove il sommato diventa come un baule ripieno in soffitta,
strapieno di oggetti inutili, ingombrante e che puzza di muffa.
e lo spazio per incamerare scarseggia.
e quindi si apre e si pensa di buttare via qualcosa,
ma tutto è mischiato putrescente.
la paura di buttare via ricordi e pensieri frena come la paura di perdere le proprie conquiste.
l'unico vento cavalcabile dalle ali della libertà è quello dello sconfiggere se stessi anche nel momento di massima gloria, per riprendere da capo.
ogni impresa difficile viene bloccata solo dalla paura e dall'ozio.
nessuno pensa mai che il caso mette ogni tanto i suoi trabocchetti ed incendia un posto sicuro.
eppure ogni tanto capita, ed allora si deve correre a spegnere l'incendio, e alla fine delle ceneri non si può far nient'altro che il non pensarci.
e le cose che non si sarebbero mai buttate via ora sono cenere, e non costa fatica rimuoverle.
la povertà è il segno della libertà.
la libertà è l'emblema della ricchezza.
una ricchezza che si paga più dell'oro.
l'oro che non vale quanto nessuna sensazione.
negazione - lo spirito continua
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