i sogni svaniscono.
le idee rimangono.
come barche abbandonate sulla spiaggia.
galleggiano la leggerezza del legno, pesano la decadenza del percorso.
travi assemblate con precisione impermeabile piene di tarli e di feritoie, colano.
fessure da cui il vento traspira e riporta i ricordi, soffia.
monumenti alla vita sdraiati al sole, essicano.
monumenti di momenti immutabili, ma ammutoliti per la loro illabilità.
cosa si sogna nel (generazionando) futuro è più inimmaginabile della fantascienza.
dove si dirige il (generazionando) futuro è novizia irraggiungibile.
il pilota dei sogni dei nostri tempi è un surfista che sfiora il mare e lambisce le onde, sprecando schiuma a bizzeffe in curve abbaglianti.
un pilota che non mette piede a terra, perchè la terra è asciutta, ma genera fans.
litfiba apapaia
venerdì 19 settembre 2008
mercoledì 3 settembre 2008
bestie gessate blu,
camminano vermosamente su sentieri asfaltati,
vedono velocemente le cose giuste,
indisposti a parlare del giusto.
svolgono matasse ingarbugliate dai propri simili per passare il tempo,
saggiamente ed doverosamente,
consumano scarpe in caverne scavate con le proprie mani per percorrere lo spazio,
incastrando le loro visioni nell'idiozia trasparente.
pescano dal mucchio opportunità migliori,
per svendere passati consumati al miglior offerente,
tralasciano pensieri circostanti al proprio perimetro,
invecchiando, girando in tondo.
la fine dei loro percorsi non è la morte,
ma la presa di coscienza dell'inutilità,
che scende come un velo sul presente,
per un cambiare fisiologico del loro fare.
vagano gli zingari ghetizzati nel mondo,
dentro mezzi inutili,
idonei al vivere,
parallelismi che non si toccano per non sporcarsi,
schifati dal di fuori,
ammutoliti per non poter parlare del dentro.
le cose che vivono non corrono dietro ai fasci di luce
le cose che vivono si fanno con calma dietro gli sguardi.
non è mai questione di potere volendo
è solo questione di fare amando
la crus - come ogni volta
camminano vermosamente su sentieri asfaltati,
vedono velocemente le cose giuste,
indisposti a parlare del giusto.
svolgono matasse ingarbugliate dai propri simili per passare il tempo,
saggiamente ed doverosamente,
consumano scarpe in caverne scavate con le proprie mani per percorrere lo spazio,
incastrando le loro visioni nell'idiozia trasparente.
pescano dal mucchio opportunità migliori,
per svendere passati consumati al miglior offerente,
tralasciano pensieri circostanti al proprio perimetro,
invecchiando, girando in tondo.
la fine dei loro percorsi non è la morte,
ma la presa di coscienza dell'inutilità,
che scende come un velo sul presente,
per un cambiare fisiologico del loro fare.
vagano gli zingari ghetizzati nel mondo,
dentro mezzi inutili,
idonei al vivere,
parallelismi che non si toccano per non sporcarsi,
schifati dal di fuori,
ammutoliti per non poter parlare del dentro.
le cose che vivono non corrono dietro ai fasci di luce
le cose che vivono si fanno con calma dietro gli sguardi.
non è mai questione di potere volendo
è solo questione di fare amando
la crus - come ogni volta
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