when you see the rainbow,
go in through, and walk inside
feel his colours,
and their different shining too.
let it go free in to the sky,
where ever it want,
and running behind to
keep it inside you.
when you look to your life,
think where you are, and walk outside the corner.
split your light into his different colours
and feel your animal instinct.
let you free in your ever step to do,
caring just to respect the world,
and moving only for what you feel
leave your power to go outside
the rain, the sun, the wind and the fog
are just the grass where to move on.
the rainbow never care where it appear,
the rainbow just go to and through.
we are candles that have to burn.
without our shining the world become dark
and keeping all inside,
our breath is more and more off.
venerdì 28 novembre 2008
domenica 23 novembre 2008
tempi ristretti stringono in attimi lividi,
e gli struggenti strati di intimità che stregano la vitalità dell’essere (senza l’incrocio della calma) sfuggono nel loro tuono, spegnendosi,
senza un’ appartenenza, abbandonati, vivono il loro universo lontani dall’universo in cui si vive.
tempi ristretti stritolano attimi intimi,
vita coi guanti,
guanti vitali da indossare per non farsi sporcare,
e mute subacquee notturne per poter respirare.
venti di pace e venti di guerra,
correnti che trascinano altrove,
sradicando alberi e spostando rocce mancano gli sguardi
e come meccanismi comici in cosmici cosmetici commedizzano spettacoli,
comete che cadendo semplicemente sulla terra,
dopo aver passato l’atmosfera inerti,
come macigni esausti, senza aver prodotto la scia,
senza aver visto nessuna scia.
tempi ristretti che stritolano il tempo di essere,
insegnamenti del domani che ancora non si conosce precede, crea, modello oggi,
mogie foggiature sfoggiano il vitreo percorso sottovuoto,
senza un’appartenenza vivono il loro universo lontane dall’universo in cui giace la vita.
e gli struggenti strati di intimità che stregano la vitalità dell’essere (senza l’incrocio della calma) sfuggono nel loro tuono, spegnendosi,
senza un’ appartenenza, abbandonati, vivono il loro universo lontani dall’universo in cui si vive.
tempi ristretti stritolano attimi intimi,
vita coi guanti,
guanti vitali da indossare per non farsi sporcare,
e mute subacquee notturne per poter respirare.
venti di pace e venti di guerra,
correnti che trascinano altrove,
sradicando alberi e spostando rocce mancano gli sguardi
e come meccanismi comici in cosmici cosmetici commedizzano spettacoli,
comete che cadendo semplicemente sulla terra,
dopo aver passato l’atmosfera inerti,
come macigni esausti, senza aver prodotto la scia,
senza aver visto nessuna scia.
tempi ristretti che stritolano il tempo di essere,
insegnamenti del domani che ancora non si conosce precede, crea, modello oggi,
mogie foggiature sfoggiano il vitreo percorso sottovuoto,
senza un’appartenenza vivono il loro universo lontane dall’universo in cui giace la vita.
giovedì 20 novembre 2008
nel cammin di nostra vita,
sorgon soventi domande insolenti, spesso invadenti,
dalle necessite risposte impellenti,
e il cruccio del sapere rindonda nelle teste irrequieto,
quasi un cane segugio che segue la traccia nascosta.
ed è sul pendio di questo cammino che gli sguardi ogni tanto si posano ardentemente,
e cercano,
l'angolino diventa il salotto del pensiero,
e la notte diventa insonne,
il giorno... un accessorio trascurabile.
nel fermento del gorgoglio ora bolle una pentola semicoperta,
e gli sbuffi son ben alti,
perchè ormai son tre giorni che la luna ascolta i miei coscienziosi espedienti risolutivi,
ma sempre squotendo la testa poi mi risponde:
"non ci siamo ancora".
orbene io sedotto dall'incanto di arrivare sottopongo quindi con modestia volontà al pubblico amante,
il problema irrisoluto su cui si fossilizza il mio presente,
speranzioso in un vostro lungimirante sapere,
che possa quietare il mio cercare
e permetta alla luna il distrarsi su pensieri d'altra natura
venendo al dunque io mormoro sommesso:
avendo voi esperimentato sicuramente il possesso materiale di un vasetto di acciughe sott'olio,
certamente anche a voi sarà destata l'attenzione su un particolare mica poi tanto nascosto:
le acciughe belle composte se ne stanno zitte e mute al loro posto,
e senza fiatare perdurano nel tempo con data di scadenza di almeno un anno (ma anche più)
ordunque io mi chiedo, sapendomi fieramente cosciente del certo fatto per cui l'olio è elemento altamente calorico...
come fanno lor signor cortesi acciughe a permanere tutto sto tempo sott'olio, e non ingrassar nemmeno un millimetro nella lor snella linea?
numble numble... domande esistenziali dal difficile approccio e dall'enigmatico riscontro risolutivo...
sorgon soventi domande insolenti, spesso invadenti,
dalle necessite risposte impellenti,
e il cruccio del sapere rindonda nelle teste irrequieto,
quasi un cane segugio che segue la traccia nascosta.
ed è sul pendio di questo cammino che gli sguardi ogni tanto si posano ardentemente,
e cercano,
l'angolino diventa il salotto del pensiero,
e la notte diventa insonne,
il giorno... un accessorio trascurabile.
nel fermento del gorgoglio ora bolle una pentola semicoperta,
e gli sbuffi son ben alti,
perchè ormai son tre giorni che la luna ascolta i miei coscienziosi espedienti risolutivi,
ma sempre squotendo la testa poi mi risponde:
"non ci siamo ancora".
orbene io sedotto dall'incanto di arrivare sottopongo quindi con modestia volontà al pubblico amante,
il problema irrisoluto su cui si fossilizza il mio presente,
speranzioso in un vostro lungimirante sapere,
che possa quietare il mio cercare
e permetta alla luna il distrarsi su pensieri d'altra natura
venendo al dunque io mormoro sommesso:
avendo voi esperimentato sicuramente il possesso materiale di un vasetto di acciughe sott'olio,
certamente anche a voi sarà destata l'attenzione su un particolare mica poi tanto nascosto:
le acciughe belle composte se ne stanno zitte e mute al loro posto,
e senza fiatare perdurano nel tempo con data di scadenza di almeno un anno (ma anche più)
ordunque io mi chiedo, sapendomi fieramente cosciente del certo fatto per cui l'olio è elemento altamente calorico...
come fanno lor signor cortesi acciughe a permanere tutto sto tempo sott'olio, e non ingrassar nemmeno un millimetro nella lor snella linea?
numble numble... domande esistenziali dal difficile approccio e dall'enigmatico riscontro risolutivo...
venerdì 14 novembre 2008
venditi e fottiti,
fatti rifatti flettono il fare da ancora fare, riflettendo fili inspessiti di muffa e di grasso colato da mani altrui.
flebili folate via-volate voltano indietro in-dia-volate, e guardano un passato recente ormai remoto, brividano un presentimento ibrido di un futuro lontanissimo e probabilmente imprevedibile.
venditi e fottiti,
imbòttiti di motti,
scoppia come i botti,
accoppiati e quindi accoppati.
ma in silenzio.
voci per niente chiare echeggiano nella mente quasi sorda.
forme strane di sentimenti annebbiano l'aria dentro, in un pastone decolorato.
pace inerte deormonizzata acquieta gli spiriti sul filo di terra, levando lo stacco che separa: è tanto semplice ciò che resta che tutto il vinto sembra il sogno di una vita combattuta da forze altrui.
venditi e fottiti,
un percorso nasce solo quando lo si è compiuto.
ed un arrivo giunge solo quando lo si è oltrepassato.
ma non si trova mai sugli scaffali di qualsiasi supermercato reclamizzato.
i cerchi si chiudono allo zenith,
e il secondo giro comincia senza avvertire nessuno.
le stagioni scorrono al di fuori dell'anno solare.
i venti scorrono sempre in avanti.
fatti rifatti flettono il fare da ancora fare, riflettendo fili inspessiti di muffa e di grasso colato da mani altrui.
flebili folate via-volate voltano indietro in-dia-volate, e guardano un passato recente ormai remoto, brividano un presentimento ibrido di un futuro lontanissimo e probabilmente imprevedibile.
venditi e fottiti,
imbòttiti di motti,
scoppia come i botti,
accoppiati e quindi accoppati.
ma in silenzio.
voci per niente chiare echeggiano nella mente quasi sorda.
forme strane di sentimenti annebbiano l'aria dentro, in un pastone decolorato.
pace inerte deormonizzata acquieta gli spiriti sul filo di terra, levando lo stacco che separa: è tanto semplice ciò che resta che tutto il vinto sembra il sogno di una vita combattuta da forze altrui.
venditi e fottiti,
un percorso nasce solo quando lo si è compiuto.
ed un arrivo giunge solo quando lo si è oltrepassato.
ma non si trova mai sugli scaffali di qualsiasi supermercato reclamizzato.
i cerchi si chiudono allo zenith,
e il secondo giro comincia senza avvertire nessuno.
le stagioni scorrono al di fuori dell'anno solare.
i venti scorrono sempre in avanti.
giovedì 13 novembre 2008
c'è stato un periodo in cui la consapevolezza di essere è entrta nell'individuo.
essere consapevoli di essere è la scoperta della propria individualità, che si incastra assieme alle altre individualità, creando una società molteplice.
molteplice nelle proprie individualità.
una società consapevole di essere, che non aveva paura del futuro, perchè regnante nel presente, con la consapevolezza delle proprie capacità.
il tempo è u metronomo imperterrito, l'unica cosa che puoi fare è il non ascoltarlo.
ma tu hai paura di qualcosa nella vita?
quali sono le tragedie che ti potrebbero capitare dietro l'angolo?
esiste qualcosa di più pauroso di un futuro incerto?
il tempo è un metronomo che non si ferma mai, se lo ascolti sempre alla fine ci fai l'abitudine al suo tocco, e non lo senti più.
la consapevolezza di essere è spaventosamente rivoluzionaria.
non hai più bisogno di nessuno che ti dica il giusto e lo sbagliato, perchè sono consapevolmente dentro di te.
e non hai bisogno di nessuno che ti dica il tuo dovere, perchè tu sai che il dovere è l'obbligo del fare.
ci sono diversi modi di arrivare, il punto è sempre quello, arrivare.
il punto è sempre quello, il tempo che scorre, il metronomo che batte, e l'orecchio he ascolta.
e se hai paura solo i risutati veloci sono importanti, mai quelli a lungo termine.
quanto ti hanno insegnato a scuola, nei tuoi anni di studio, oggi usi ancora, nel tuo quotidiano?
e quanto ti ricordi di quello che hai dovuto imparare?
embra un paradosso, che in un istituto dove si mormora che si apprendono cose si insegni l'ignoranza di vivere, però alla fine quello che serve nel futuro non viene insegnato nei luoghi di culto.
il culto e la cultura.
punti di vista come termini di un guazzabuglio di pensieri inutili.
consapevolezza di essere, mentre il metronomo del tempo scandisce i suoi tocchi.
brividi per i re dell'impero che sentono i sovversivi.
quelli che non hanno più bisogno di loro, quelli che non hanno più bisogno di insegnamenti impartiti per la cultura, perchè seguono la scuola della vita.
come nelle arti e come nelle scienze e come nelle idee ed in tutto... i geni non sono mai usciti dalle scuole, ma sono diventati tali da soli.
l'ignoranza è lo status utile per il re di non perdere il suo potere, per il popolo di essere governato.
c'è sempre una ragione spiegabile a tutto, anche quando magari si deve contraddirre un precedente insegnamento.
c'è sempre una ragione per tutto, e se io ti faccio ben capire le ragioni tu sei lìideale soldato del mio futuro esercito, perchè non ragioni di tuo, ma ripeti il copione he hai imparato, e non più da studente, e non più da matricola, e non più da soldato, ma da ufficiale.
se nelle scuole non ci insegnassero a sapere, ma ci invitassero a ragionare, forse il mondo sarebbe un po più pieno di geni, e soprattutto sarebbe un contenitore di gente che è consapevole. ma l'asino si tira con la carota e le sciabolate, non con un discorso serio.
le mie orecchie pendono dal tuo verbo, come i miei occhi pendono dal tuo sguardo.
le mie parole pendono dal tuo pensare, il mio fare pernde dal tuo volere.
ed intanto il tempo continua a scandire i suoi passi come un metronomo silenzioso, quasi un ideogramma di se stesso, inesistente nella materia, e solo annunciato dai profeti.
cosa fai tu del tuo tempo quando hai espletato i tuoi doveri?
compri il tempo altrui, o lo sfrutti (quello degli altri) per il tuo divertimento o per il tuo appagamento.
e poi vai a lavorare di nuovo, rivendi il tuo tempo e quello acquisito dagli altri per continuare lo scambio.
ma il tuo tempo... di chi è?
sei consapevole del tuo tempo che scorre e che mai tornerà indietro?
non ho mai visto scandagliare il proprio tempo se non per confrontarlo con i tempo degli altri. sei felice quando il tuo tempo è speso più per comprare quello degli altri che per essere comprati, ma il punto sta sempre al di fuori di questo giro: il tuo tempo è mai vissuto da te? o sei sempre il solito fantasma che alberga nel tuo corpo?
e se fosse per caso che invece noi pretendiamo sempre di più non perchè ci serve di più, ma perchè è meglio avere qualcosa in più che in meno, anche se è inutile, o al massimo è utile a farci stare meglio rispetto a chi quel qualcosa non ce l'ha?
del resto siamo in concorrenza dal primo approccio sociale col mondo, cioè, è quello che succede.
dal voto sulla pagella al risultato della partita, al consenso dei grandi... sei tu che devi essere come ti vogliono gli altri, non sei tu che devi essere.
menti e persone sprecate col loro tempo dietro a fantasmi elaborati da morti sociali inconsapevoli di essere, inconsapevoli del proprio non essere.
il potere dei re e la schiavitù degli altri è ciclo perenne dell'inconsapevole, e se il futuro cambia il termine ignoranza in cultura, aggira solo il problema alla sua base. la vera ignoranza si insegna dietro i banchi di scuola, quella che non permette di vedere oltre al già visto, se non nella sfacettatura ammissibile.
la rivoluzione è sedata, ed il potere consolidato.
il formalismo pure.
ed il metronomo del tempo scompaie dietro a questo elefante immobile che trafigge gli occhi dalla sua grandezza e maestà
gentle giant funny ways
essere consapevoli di essere è la scoperta della propria individualità, che si incastra assieme alle altre individualità, creando una società molteplice.
molteplice nelle proprie individualità.
una società consapevole di essere, che non aveva paura del futuro, perchè regnante nel presente, con la consapevolezza delle proprie capacità.
il tempo è u metronomo imperterrito, l'unica cosa che puoi fare è il non ascoltarlo.
ma tu hai paura di qualcosa nella vita?
quali sono le tragedie che ti potrebbero capitare dietro l'angolo?
esiste qualcosa di più pauroso di un futuro incerto?
il tempo è un metronomo che non si ferma mai, se lo ascolti sempre alla fine ci fai l'abitudine al suo tocco, e non lo senti più.
la consapevolezza di essere è spaventosamente rivoluzionaria.
non hai più bisogno di nessuno che ti dica il giusto e lo sbagliato, perchè sono consapevolmente dentro di te.
e non hai bisogno di nessuno che ti dica il tuo dovere, perchè tu sai che il dovere è l'obbligo del fare.
ci sono diversi modi di arrivare, il punto è sempre quello, arrivare.
il punto è sempre quello, il tempo che scorre, il metronomo che batte, e l'orecchio he ascolta.
e se hai paura solo i risutati veloci sono importanti, mai quelli a lungo termine.
quanto ti hanno insegnato a scuola, nei tuoi anni di studio, oggi usi ancora, nel tuo quotidiano?
e quanto ti ricordi di quello che hai dovuto imparare?
embra un paradosso, che in un istituto dove si mormora che si apprendono cose si insegni l'ignoranza di vivere, però alla fine quello che serve nel futuro non viene insegnato nei luoghi di culto.
il culto e la cultura.
punti di vista come termini di un guazzabuglio di pensieri inutili.
consapevolezza di essere, mentre il metronomo del tempo scandisce i suoi tocchi.
brividi per i re dell'impero che sentono i sovversivi.
quelli che non hanno più bisogno di loro, quelli che non hanno più bisogno di insegnamenti impartiti per la cultura, perchè seguono la scuola della vita.
come nelle arti e come nelle scienze e come nelle idee ed in tutto... i geni non sono mai usciti dalle scuole, ma sono diventati tali da soli.
l'ignoranza è lo status utile per il re di non perdere il suo potere, per il popolo di essere governato.
c'è sempre una ragione spiegabile a tutto, anche quando magari si deve contraddirre un precedente insegnamento.
c'è sempre una ragione per tutto, e se io ti faccio ben capire le ragioni tu sei lìideale soldato del mio futuro esercito, perchè non ragioni di tuo, ma ripeti il copione he hai imparato, e non più da studente, e non più da matricola, e non più da soldato, ma da ufficiale.
se nelle scuole non ci insegnassero a sapere, ma ci invitassero a ragionare, forse il mondo sarebbe un po più pieno di geni, e soprattutto sarebbe un contenitore di gente che è consapevole. ma l'asino si tira con la carota e le sciabolate, non con un discorso serio.
le mie orecchie pendono dal tuo verbo, come i miei occhi pendono dal tuo sguardo.
le mie parole pendono dal tuo pensare, il mio fare pernde dal tuo volere.
ed intanto il tempo continua a scandire i suoi passi come un metronomo silenzioso, quasi un ideogramma di se stesso, inesistente nella materia, e solo annunciato dai profeti.
cosa fai tu del tuo tempo quando hai espletato i tuoi doveri?
compri il tempo altrui, o lo sfrutti (quello degli altri) per il tuo divertimento o per il tuo appagamento.
e poi vai a lavorare di nuovo, rivendi il tuo tempo e quello acquisito dagli altri per continuare lo scambio.
ma il tuo tempo... di chi è?
sei consapevole del tuo tempo che scorre e che mai tornerà indietro?
non ho mai visto scandagliare il proprio tempo se non per confrontarlo con i tempo degli altri. sei felice quando il tuo tempo è speso più per comprare quello degli altri che per essere comprati, ma il punto sta sempre al di fuori di questo giro: il tuo tempo è mai vissuto da te? o sei sempre il solito fantasma che alberga nel tuo corpo?
e se fosse per caso che invece noi pretendiamo sempre di più non perchè ci serve di più, ma perchè è meglio avere qualcosa in più che in meno, anche se è inutile, o al massimo è utile a farci stare meglio rispetto a chi quel qualcosa non ce l'ha?
del resto siamo in concorrenza dal primo approccio sociale col mondo, cioè, è quello che succede.
dal voto sulla pagella al risultato della partita, al consenso dei grandi... sei tu che devi essere come ti vogliono gli altri, non sei tu che devi essere.
menti e persone sprecate col loro tempo dietro a fantasmi elaborati da morti sociali inconsapevoli di essere, inconsapevoli del proprio non essere.
il potere dei re e la schiavitù degli altri è ciclo perenne dell'inconsapevole, e se il futuro cambia il termine ignoranza in cultura, aggira solo il problema alla sua base. la vera ignoranza si insegna dietro i banchi di scuola, quella che non permette di vedere oltre al già visto, se non nella sfacettatura ammissibile.
la rivoluzione è sedata, ed il potere consolidato.
il formalismo pure.
ed il metronomo del tempo scompaie dietro a questo elefante immobile che trafigge gli occhi dalla sua grandezza e maestà
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