mercoledì 4 marzo 2009

noi siamo i figli dell'epoca post 68,
i figli di un post incanto spezzato concretizzato in un decanto,
i figli di una post epoca piena di significati e vuota di materia,
i figli di un post qualcosa che aveva fondamento nella essenza e non nella sostanza.

noi siamo i figli di una cultura che traghetta nel tempo ruoli senza valori,
i figli di un percorso di aspettative svuotato di concretezze,
i figli di un pensiero mistificato,
i figli di un qualcosa di meccanico, perchè l'umanità ha ceduto il passo.

noi siamo i figli di un pensiero bloccato su posizioni architettonizzate,
i figli di un epoca scolorita di principi e verniciata di doveri,
i figli di un appartenenza comune senza comune denominatore,
i figli di un qualcosa spensierato, che nella sua spensieratezza pensa a un sacco di cose superflue.

noi siamo figli ma anche padri
padri di figli modelli che diventeranno preziosi avvocati,
padri di figli sportivi in concorrenza coi propri compagni per partecipare alla selezione,
padri di figli che si sistemeranno per bene, e vinceranno.

noi siamo figli ma anche padri
e come i nostri padri sogneremo il meglio per i nostri figli
e come i nostri figli non capiremo i tempi che scorrevano per i nostri padri
potentemente attuali e diversi nell'aspetto esteriore,
prepotentemente sempre più vuoti e costanti nell'aspetto interiore.

noi siamo figli dell'epoca post 68,
il mondo qua, per noi, è tutto forma senza quasi sostanza
il mondo, per noi, è senza incanto, e si valuta in moneta piuttosto che in valore,
il mondo, per noi, è solo un posto dove espletare i propri bisogni


noi.
figli e padri.
figli dell'epoca post 68.
e di noi non rimarrà nemmeno il ricordo del 68 che ci hanno raccontato.

martedì 3 marzo 2009

viaggiano i treni, scorrono.
i paesaggi passano sempre mutati,
anche quando si percorrono strade già scorse.

dai binari arrivano sempre gli stessi suoni.
anche quando si spazia oltre ai soliti confini,
grandine e sole hanno solo piccole sfumature diverse.